Un album di carte

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Il 9 maggio del 1978 una telefonata segnalava la presenza del corpo senza vita di Aldo Moro nel bagagliaio di un Renault 4 rossa, in via Caetani tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù. Terminavano in modo tragico, cosi come drammaticamente erano cominciati, i lunghi giorni del rapimento del presidente della Dc. RK era a Roma. Vi viveva dal 1964 con la moglie Beverly e i due figli. Era stato profondamente colpito da quegli eventi. Così scrive in un appunto autobiografico:
Fui scosso dai miei sogni una strana mattina di marzo del 1978, quando, durante il solito percorso verso il mio studio, fui sopraffatto da una tempesta di macchine urlanti della polizia, autoambulanze, elicotteri sopra la mia testa. Qualche momento dopo appresi dalle persone in strada che Moro, il più potente uomo italiano, era stato rapito nelle vicinanze e i cinque uomini della sua scorta erano stati uccisi dalla BR. Roma cadde in un silenzio mortale, l’Italia anche.
Aveva seguito con ansia e angoscia, come moltissimi cittadini comuni, le vicende e il dibattito politico di quei giorni. L’emozione e lo sdegno spinsero RK sulla strada della ricerca, dell’analisi e della comprensione di quello che era successo; lo scrittore utilizzò l’abilità accumulata in anni di indagini storiche e giornalistiche per approfondire quanto era accaduto. Andò in giro a raccogliere testimonianze, a chiedere interviste; lesse e rilesse la stampa di quei giorni; prese appunti, compilò diari di lavoro.
E andò in America a cercare negli archivi della Fbi, Cia, Dipartimento di Stato, informazioni e documenti accumulati oltreoceano.In questi archivi moltissimi documenti erano e sono classificati con vari livelli di segretezza, secondo le modalità stabilite dagli exectutive order emanati dai presidenti. Ma fu ed è possibile consultare anche i documenti classificati facendo ricorso al Freedom of information Act (Foia)